Ecco Cosa Devi Assolutamente Sapere Sulla Paura dell’Abbandono

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    Come mai sei ossessionato dall’idea di poter rimanere solo?

    Per quali ragioni vivi con il timore costante di perdere le persone che maggiormente ami?

    Alterni stati di ansia, depressione e rabbia nelle relazioni?

    Perché partner e familiari non sembrano rispondere adeguatamente al tuo bisogno di affetto, sicurezza ed accudimento?

    Ansia da separazione, timore della solitudine, convinzione che le relazioni siano inesorabilmente destinate al fallimento, eccessiva ricerca di vicinanza ed esagerato bisogno di conferme affettive, rappresentano importanti minacce ai rapporti interpersonali.

    Il timore dell’abbandono ha origine nei primissimi anni di vita, per poi riflettersi ed attivarsi prevalentemente nelle relazioni di natura intima e sentimentale, portando il soggetto a sentirsi molto spesso trascurato, messo da parte e soprattutto non corrisposto affettivamente.
    Rimanere soli diviene dunque la paura ossessionante che, oltre a determinare il comportamento e la percezione di Sè, induce ad interpretare ogni cosa come una possibile minaccia di distacco, allontanamento, tradimento e mancanza di cura.

    Ritenere che la felicità dipenda esclusivamente dalla presenza di un’altra persona, o più in generale dal non rimanere soli, pone l’individuo nella condizione di dover sperimentare momenti di angoscia o terrore ogni qual volta la relazione appaia minacciata o potenzialmente compromessa.

    Ansia, panico, rabbia e depressione risultano dunque componenti emotive frequentemente accostate a questo tipo di paura, influenzando molto negativamente la qualità della vita e dei legami affettivi stessi (J.E. Young, J.S. Klosko).

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    1DA DOVE DERIVA IL TIMORE DELL’ABBANDONO?

    L’ambiente della prima infanzia gioca un ruolo di primaria importanza nello sviluppo di tale timore.
    Nei primissimi anni di vita il bambino crea delle rappresentazioni mentali circa se stesso ed il tipo di relazione che intercorre tra lui e le figure di riferimento.

    Esistono una serie di esperienze infantili che possono facilitare molto l’insorgenza di un forte timore di abbandono e solitudine, frequentemente proiettato in seguito nell’età adulta:

    • Predisposizione biologica all’ansia da separazione;
    • Percezione della figura materna come assente, non attenta ai bisogni del figlio e discontinua affettivamente (alternanza tra freddezza emotiva e calore);
    • Assenteismo materno e affidamento del ruolo genitoriali a bambinaie, tate o baby-sitters;
    • Morte di un genitore o allontanamento da casa (separazione, divorzio);
    • Madre incostante e/o disinteressata al figlio a causa di problematiche psichiatriche (es. depressione) o di dipendenza (es. alcool, droga o gioco d’azzardo).
    • Ambiente familiare conflittuale e litigioso;
    • Famiglia soffocante ed iperprotettiva;
    • Percezione di perdita dell’amore di un genitore (es. nascita di un fratello, genitore risposato).

    L’inadeguatezza, la discontinuità e l’imprevedibilità affettiva della madre gioca un ruolo di fondamentale importanza nello sviluppo di tale timore, impedendo al bambino di rappresentarsi una presenza stabile e sicura della figura di riferimento primaria.
    Il bambino deve dunque essere in grado di poter prevedere una risposta della madre, creando nella propria mente una rappresentazione stabile di lei e della relazione che li lega.

    Discontinuità emotiva, imprevedibilità del comportamento materno, ricatti affettivi, timore di assistere al disgregarsi della famiglia, iperprotettivismo familiare e deprivazione di affetto potrebbero dare origine ad un patologico timore dell’abbandono e della solitudine.

    2  COME MI SONO PERCEPITO DA PICCOLO?

    Alla luce della relazione sviluppata nei primissimi tempi di vita con la madre, il bambino, oltre a crearsi nella propria mente una rappresentazione dell’altro e del modo di relazionarvisi, sviluppa una immagine di Sé che si porterà dietro nel corso degli anni, riproponendola nelle relazioni affettive ed amicali adulte.

    Da piccolo, mi sono sentito trattato come una persona degna di amore?
    Mi sono percepito come prezioso agli occhi degli altri?
    L’altro era autorizzato a trattarmi male, svalutarmi o sminuirmi?
    Da bambino ero degno di rispetto, stima e considerazione?
    Ho visto spesso negli occhi degli altri delusione nei miei confronti?
    Ero spesso considerato come un buono a nulla, goffo ed incapace di imporsi e farsi valere?

    Molto spesso rimaniamo attaccati ad una antica immagine di noi stessi, senza rinunciare mai a metterla in discussione o ritrattarla.

    Essendo la mente umana una macchina perfetta per risolvere problemi, come mai non è stata disposta a mettere in discussione l’idea che hai di te e degli altri?
    Puoi trarre qualche vantaggio dalla tua posizione di persona buona e perennemente tradita ed abbandonata?

    3COME SI RIFLETTE NELLE RELAZIONI SENTIMENTALI?

    I vissuti familiari infantili e la relazione con la figura di attaccamento primaria lasciano importanti tracce nel tuo modo di comportarti, percepire gli altri ed interpretare le relazioni affettive adulte.
    Il timore di non ricevere l’affetto di cui hai bisogno e l’ansia generata dall’imprevedibilità del partner, rappresentano vissuti di cui non è facile liberartene.

    Molto difficilmente un legame instabile con le figure genitoriali garantirà relazioni sentimentali che non siano tormentate, turbolente e ricche di alti e bassi.
    Molto spesso potrebbe capitarti di essere proprio attratto da partner che non possono garantirti  la stabilità e la prevedibilità che brami ardentemente; è proprio quel senso di instabilità, precarietà e fragilità della relazione che percepisci dal profumo familiare; è ciò che conosci da sempre!

    Molto probabilmente i legami affettivi adulti saranno connotati da:

    • Attaccamento morboso al proprio partner per evitare di perderlo;
    • Gelosia, possessività;
    • Chiedere scusa anche quando non si ha colpa;
    • Incapacità a dire di NO;
    • Ossessione di controllare il proprio partner e di tenerlo fisicamente vicino;
    • Timore di tradimento o infedeltà;
    • Punizione del proprio partner con silenzio ed aggressività passiva;
    • Ricerca di partner già impegnati in un’altra relazione;
    • Ricerca di partner emotivamente instabili (con difficoltà psichiatriche, depressi, da accudire o malati come la figura genitoriale di riferimento);
    • Ricerca di partner non intenti ad impegnarsi attivamente in una storia;
    • Ricerca di partner che passano dall’amore folle alla noncuranza completa nei tuoi confronti.

    Il timore di poter rimanere soli potrebbe portare all’esasperazione del partner, inducendolo ad avverare la più drammatica delle profezie: essere abbandonato!

    Il legame sentimentale diviene dunque un banco di prova all’interno del quale il partner viene costantemente interrogato sul suo amore e sulla sua fedeltà:
    “dimostrami che tieni a me”;
    “non mi ami davvero”;
    “sono sicura che mi lascerai”; 
    “se tenessi davvero a me avresti fatto o detto altro”; 
    “se non cambi significa che non mi ami abbastanza”.

    Molto spesso potresti inoltre crearti delle persone di “riserva” che siano pronte, in caso di abbandono, a prendere il posto lasciato vuoto nella relazione.
    Meglio male accompagnati che soli!

     

    4IN CHE MODO COMPROMETTE LE AMICIZIE?

    Nel caso in cui il timore dell’abbandono fosse molto forte e strutturato, potresti proiettarlo anche nelle relazioni amicali, rendendole esclusivamente un pozzo dal quale attingere affetto e considerazione.

    Il senso di tradimento e di sfiducia nei confronti dell’altro  potresti comunque sperimentarlo nel caso in cui non venissi messo al primo posto, non fossi idealizzato o percepissi che un’altra persona viene preferita alla tua.

    Ipersensibilità ed ipercritica divengono dunque dimensioni profondamente caratterizzanti della relazione.
    Non essere il primo e l’unico viene considerato dunque come essere l’ultimo.

    CONCLUSIONI:

    Temere costantemente che l’altro possa abbandonarti, oltre a generare ansia da separazione e panico, potrebbe compromettere significativamente anche il tono dell’umore.
    Immaginarti in un futuro fatto di isolamento, solitudine, mancanza di affetti ed incapacità di provvedere a te stesso, sviluppa morbosi meccanismi finalizzati al controllo dell’altro, inducendolo molto probabilmente a stancarsi delle continue richieste di affetto.

    Dare fiducia significa credere che l’altro possa realmente ripagarla!
    Dare fiducia non vuol dire attendere che l’altro la tradisca o la deluda!
    Ricercare nel partner qualcuno che si prenda cura di te nello stesso modo in cui un genitore si prende cura di un figlio, significa condannare il rapporto ad una patologica morbosità di accudimento, privandolo dell’indispensabile libertà di cui si nutre.

    Vivere una relazione sentimentale matura significa avere gli occhi per vedere l’amore dell’altro, senza che questo necessiti in modo pressante ed asfissiante di dovertelo dimostrare a tutti i costi.

    Chi teme troppo la solitudine rimane solo, o peggio ancora circondato da persone destinate a deludere quotidianamente il proprio malato bisogno d’amore.

    Il Cambiamento è Sempre Possibile

     

     

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