Come Combattere Ansia, Rabbia, e Sensi di Colpa Imparando a Dire “NO”

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    Come Combattere Ansia, Rabbia, e Sensi di Colpa Imparando a Dire

    Come mai fatichi a dire di “no”?
    Quali sono i timori e le paure che si celano dietro tale difficoltà?
    In che modo poter riuscire a valorizzare ciò che provi e ciò che pensi?
    Assecondando qualunque tipo di richiesta, offri realmente una immagine migliore di te stesso?

    Riuscire a dire di “no” significa mediare efficacemente i propri bisogni personali con quelli degli altri, conferendo alla relazione una necessaria connotazione di onestà, trasparenza e chiarezza.

    Molto spesso, attribuendo alla parola “no” una valenza di rifiuto personale e di offesa, costruisci una maschera di gentilezza, altruismo, bontà ed educazione che finirà con il trascinarti in vortici emotivi di rabbia e colpa, impedendo all’altro di conoscerti veramente e comprendere quali siano i tuoi autentici bisogni.

    Cercare di apparire sempre e comunque come persone accomodanti ed accondiscendenti significa ricercare in maniera morbosa l’essere amati, rispettati ed accettati, mettendo da parte il timore profondo dell’abbandono, della critica o del rifiuto nella relazione.

    Cancellare la parola “no” dal proprio vocabolario, oltre a favorire una condizione di sudditanza nel rapporto con l’altro, offusca i propri bisogni emotivi, compromettendo la capacità di stabilire limiti e confini tra le proprie necessità e quelle dell’altro.

    Come mai metti in atto questa modalità comunicativa falsamente altruistica?

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    Ecco i 6 principali timori che sono alla base di relazioni passive e dipendenti:

    1SE DICO DI “NO” L’ALTRO POTREBBE SENTIRSI RIFIUTATO O FERITO

    Mettere in atto strategie vittimistiche nella relazione, caratterizzate da silenzio e violenza passiva, rappresentano armi estremamente aggressive che finiranno per far sentire l’altro colpevole, cattivo e costantemente inadeguato.

    Valorizzare i bisogni altrui è possibile solamente se impari a contattare ciò che realmente vuoi e desideri, verbalizzandolo senza timore.
    Preoccuparsi realmente per l’altro significa saper dire anche dei “no” che non siano contrattabili.

    2 SE DICO DI “NO” NON VERRO’ ACCETTATO

    Assecondare senza limiti i bisogni altrui, oltre a generare ansia e tensione, sviluppa un marcato senso di frustrazione che comprometterà notevolmente ogni tipo di relazione, inducendoti ad odiare te stesso per il tuo modo di essere!
    Quanta solitudine per cercare di non rimanere soli…

    3SE DICO DI “NO” NON MI VEDRANNO PIU’ COME DISPONIBILE E PERFETTO

    Valorizzare i propri bisogni e le proprie necessità significa cominciare ad esistere, acquisendo una forma definita agli occhi dell’altro.
    Essere te stesso ti libererà di quell’aura di patetico ed ingannevole altruismo che ti accompagna da sempre, facendoti sentire inadeguato nelle relazioni, sabotandone la trasparenza e la chiarezza.

    4SE DICESSI DI “NO” VIVREI INSOPPORTABILI SENSI DI COLPA

    Il tema della colpa, per cui fatichi a vederti come degno di amore e di stima nelle relazioni, sviluppa circoli viziosi destinati a sferrare feroci critiche verso te stesso, prescindendo da cosa tu faccia o non faccia.

    Assecondare inesorabilmente le richieste altrui innesca comunque stati emotivi di colpa, legati in tal caso allo svilimento della tua immagine:
    “non sono forte come dovrei”;
    “perché permetto a tutti di approfittarsi di me”;
    “sono il solito cretino che non sa dire di no”.

    Pur non deludendo gli altri, dicendo sempre di “si” deludi e svilisci profondamente te stesso, innescando violenti meccanismi di autocritica.

    5SE DICO DI “NO” ROVINO LA RELAZIONE

    Molto spesso la mente umana, pur partendo da un desiderio buono e da una intenzione corretta, mette in atto strategie e comportamenti destinati a fallire già in partenza, facendoci sperimentare esattamente ciò che temiamo maggiormente, come nel caso dell’abbandono e della solitudine.

    Una relazione cresce, si rafforza e matura quando si è disposti a metterla in discussione, rischiando anche di comprometterla o danneggiarla.
    Solamente mostrando chi tu sia realmente potrai mettere l’altro nella condizione di amarti ed accettarti per ciò che sei, in tutte le tue stranezze ed unicità.

    6SE DICO DI “NO” L’ALTRO SI ARRABBIA

    La rabbia è spesso una emozione che si fatica a gestire e tollerare nell’altro.
    Essendo frequentemente considerata come il preludio di un abbandono ed un allontanamento, si cerca di non indurla mai, favorendo costantemente il compromesso e l’accettazione incondizionata delle richieste altrui.
    Quanta rabbia inespressa hai dentro?

    Una storia familiare caratterizzata da frasi tipo:
    “un bambino obbediente non dice di no”;
    “un bambino buono dice sempre di si”;
    “se vuoi bene a mamma devi aiutarla”;
    “se dici sempre di no finirai con il rimanere solo”.

    Rappresentano forti facilitatori di passività nell’età adulta, avendo contribuito a costruire un copione di persona remissiva, umile, semplice, modesta e soprattutto filantropica.

    Con il passare degli anni, ciò che inizialmente ti illudeva di tenere salde le relazioni, ti catapulterà in un mondo fatto di rimpianti, autocritica e colpevolizzazioni, tipicamente descritte da frasi quali:
    “come mai tutti finiscono sempre con l’approfittarsi di me?”;
    “perché attiro persone che mi sfruttano e non mi rispettano come dovrebbero?”;
    “per quali ragioni vivo costantemente rapporti sentimentali con persone difficili, problematiche o abusanti da un punto di vista fisico e psicologico?”;
    “come mai mi sento sempre sottomessa e calpestata?”.

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    Dire sempre di “si” nasce dal timore che l’essere Se stesso coincida inesorabilmente con la solitudine e l’abbandono, proiettandoti dunque in un patologico legame  camaleontico in cui implori l’altro di decidere chi tu debba essere.

    Decisione che non tarderai a fargli pagare aspramente!

    Quali sono i vantaggi del riuscire a limitare le richieste altrui, impedendo che le loro aspettative ti travolgano?

    • Farsi conoscere realmente;
    • Non apparire come falso o debole;
    • Ridurre emozioni di colpa e rabbia verso se stessi;
    • Non rinunciare ai propri bisogni ed alla propria vita personale;
    • Valorizzare la diversità nella relazione;
    • Costruire conflitti produttivi;
    • Rendere le relazioni più mature;
    • Ridurre ansia e stress.

    CONCLUSIONI:

    Stai pagando a caro prezzo la maschera di bontà sulla quale hai deciso di costruire le tue relazioni…

    Cosa vedrebbero gli altri se tale maschera cadesse?
    Quali aspetti della tua personalità uscirebbero fuori?
    Chi ti circonda ti conosce realmente?

    Elimina dal tuo vocabolario tutte quelle frasi che annientano la tua persona ed i tuoi bisogni, riducendoti ad essere l’ombra di qualcun’altro:
    “decidete voi”;
    “per me è uguale”;
    “a me va bene tutto”;
    “non preoccupatevi di me”.

    Non scusarti per colpe che non hai…
    Non assecondare ciò che non desideri…
    Non sentirti in colpa per crimini che non hai commesso!

    In altre parole, come diceva Oscar Wilde:
    “sii te stesso. Tutti gli altri sono già impegnati”.

    Riuscire a dire “no” significa attribuire al rapporto ed alla comunicazione un’impronta di autenticità, liberandoti dall’assillante timore di doverti giustificare o scusare ogni qualvolta dovessi anteporre i tuoi bisogni a quelli degli altri.
    Dire di “no” è un diritto fondamentale che devi ricordarti costantemente di avere!

    Il Cambiamento è Sempre Possibile!

     

     

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