Attacchi di Panico e Ansia: 9+1 Consigli Utili per Essere Sicuri di Non Sbagliare

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    Attacchi di Panico e Ansia: 9+1 Consigli Utili per Essere Sicuri di Non Sbagliare

    Come poter entrare in relazione con chi soffre d’ansia?
    Cosa andrebbe evitato?
    Quali capacità relazionali sarebbe opportuno sviluppare?
    In quale maniera è possibile migliorare la convivenza con una persona ansiosa?

    I Disturbi d’Ansia rappresentano difficoltà estremamente diffuse all’interno della società moderna, colpendo, nel corso della vita, circa l’11% della popolazione italiana (Progetto Esemed- WMH, Istituto Superiore di Sanità).

    All’interno della vita familiare, sentimentale e sociale ci interfacciamo quotidianamente con persone che soffrono di tale disturbo, spesso senza renderci realmente conto di cosa stiano vivendo, pensando e provando.

    Molto spesso, nonostante i nostri buoni propositi, intercorriamo nel rischio di sminuire e svalutare il vissuto dell’altra persona, ponendoci in una posizione di incomprensione e scarsa empatia.

    Comprendere e riconoscere gli stati emotivi dell’altro rappresenta la modalità principe per favorire lo sviluppo di una relazione autentica, evitando di comprometterne ulteriormente lo stato psicologico in termini di abbassamento dell’umore e di svalutazione dell’immagine di Sé.

    Solamente mettendo da parte i nostri personali schemi mentali sarà possibile rappresentare una risorsa per l’altro, entrando in reale sintonia con tutto ciò che gli crea sofferenza e disagio.

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    Ecco 10 utilissimi consigli per poter aiutare chi convive con l’Ansia e Attacchi di panico:

    1NON CONSIDERARE LE PAURE ALTRUI COME STUPIDE

    Minimizzare ciò che l’altro prova, facendolo sentire sciocco nel nutrire convinzioni e credenze di natura ansiosa, favorisce un abbassamento del tono umorale ed una compromissione del livello di autostima.

    Il fatto che tu non condivida un determinato timore non vuol dire che esso possa essere trattato con superiorità e sufficienza.

    Impara a chiedere di più…

    Impara a parlare di meno…

    Solamente così sarà possibile  sviluppare uno sguardo, curioso e attento, che riesca a vedere veramente il mondo intimo di chi soffre.

    2NON FARLO SENTIRE STRANO, MALATO O DIVERSO

    Cerca di valorizzare le risorse dell’altro senza enfatizzarne i limiti e le difficoltà: l’essere umano ha la tendenza a rispettare le previsioni altrui, divenendo esattamente ciò che gli altri credono che egli sia!

    Avere un problema non significa essere una persona malata…

    Le persone ansiose hanno la spiccata capacità di percepire sguardi di pena, compassione e commiserazione, sviluppando senso di inadeguatezza e vergogna.  

    3NON METTERGLI FRETTA

    Le persone ansiose desiderano pianificare, programmare e vivere la propria vita massimizzando la percezione del controllo sulle cose.

    Entrare in relazione con l’altro significa rispettarne i tempi, riconoscendogli il diritto di programmare il proprio personalissimo metronomo della quotidianità.

    Non cercare di rendere rock una melodia che trova la sua pace nell’essere classica.

    4NON OSTINARTI A RASSICURARLO RAZIONALMENTE

    Essendo l’ansia un’emozione, l’utilizzo di un canale verbale, logico e razionale potrebbe frequentemente risultare inefficace.

    Molto frequentemente rincuori l’altro per incapacità di tollerarne la sofferenza o di sperimentare un vissuto di impotenza di fronte ad una richiesta di aiuto:

    “Non essere triste”
    “Stai su di morale”
    “Vedrai che non succede nulla”
    “Di cosa ti preoccupi”
    “Stai tranquillo”

    Ritieni possano essere frasi utili ed opportune per contenere emozioni quali rabbia, paura, ansia e tristezza?

    Se non sai cosa dire evita di banalizzare un’emozione; limitati a condividerla e rispettarla nel silenzio e nella vicinanza!

    5NON CONTRIBUIRE AI SUOI EVITAMENTI

    Proteggere una persona ansiosa non deve mai coincidere con l’avallare scelte di fuga ed elusione di eventuali circostanze temute.

    Evitare situazioni ritenute minacciose contribuisce a mantenere la fallace idea di pericolo e di incapacità di sopportazione e fronteggiamento dello stesso.

    Voler bene all’altro non significa avvalorargli un vissuto di incapacità, inadeguatezza ed inefficienza ma accompagnarlo per mano ad affrontare ciò che lo spaventa.

    Giustificare sempre e comunque le sue scelte ansiogene significa rilegarlo alla condizione di malato.

    6NON PRETENDERE DI CAPIRE ESATTAMENTE COSA STIA PROVANDO

    La sintomatologia ansiosa, e ancor di più quella panicosa, è caratterizzata da marcate manifestazioni somatiche, credenze irrazionali, pensieri disfunzionali e vissuti emotivi intensi.

    Capire ciò che una persona vive non è l’unico modo per aiutarla e starle vicino…

    Non ti arrogare la pretesa di conoscere ciò che realmente ignori!

    Evita frasi come:

    “Ti capisco”
    “So esattamente ciò che provi”
    “Non succederà nulla”,
    “È tutto nella tua testa”
    “Ci sono passato anche io”.

    Serviranno solamente a farvi percepire come più distanti di quanto già realmente non siate.

    7NON RIMPROVERARLO

    La prima persona che non vorrebbe mai sperimentare violenti vissuti ansiogeni è proprio quella verso cui potresti perdere la pazienza, rigettandole contro tutta la tua rabbia e frustrazione.

    Tale atteggiamento aggressivo e critico non farà altro che sviluppare nel destinatario sensi di colpa, abbassamento dell’autostima, inadeguatezza e percezione di non essere all’altezza delle situazioni.

    Sgridare una persona diabetica non lo libererà dalla sua patologia.

    Perché dovrebbe accadere diversamente quando parliamo di disturbi psicologici?

    Apprezza invece tutti quei piccoli cambiamenti che quotidianamente gli costano importanti sforzi e combattimenti interni.

    Ciò che per te potrebbe apparire “normale” per lui potrebbe essere considerato degno di lode e gratificazione.

    8NON COSTRINGERLO

    La corretta modalità per superare paure e timori che lo accompagnano da tempo non è da ricercare in comportamenti controfobici, spingendolo a mostrare i muscoli e anteporre all’ansia un patologico narcisismo ed un desiderio di salvare la propria immagine sociale.

    Buttare un bambino spaventato dall’acqua in mare, oltre a sviluppare nella sua mente una rappresentazione traumatica dell’evento, comporterà una compromissione dell’idea di poter contare sulle risorse relazionali esterne per il superamento di un problema.

    9NON ABBANDONARLO

    L’ansia e gli attacchi di panico, invalidano e comprometteno la vita di chi ti circonda, divenendo una questione che interferisce anche nella tua quotidianità.

    Decidi di affrontare insieme alla persona cara il momento che vive, non mostrandoti mai abituato, lontano o anestetizzato rispetto alla sua condizione.

    In questo momento la tua presenza è per lui molto importante… Non deluderlo!

    10NON FRENARLO NEL RICHIEDERE AIUTO

    Molte persone con un disturbo d’ansia, pur volendo richiedere un supporto psicologico, sono bloccate dall’influenza che questo potrebbe avere su partner, amici e parenti.

    Non di rado accade che, per poter concretamente considerare l’eventualità di tale tipologia di aiuto, aspettino che questo venga suggerito loro da persone esterne.

    Qualora l’ansia influenzi negativamente la vita di chi ti circonda, compromettendone in modo significativo la qualità della sua vita, non esitare ad invitarlo a chiedere aiuto!

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    CONCLUSIONI:

    “Ognuno di noi ha la pretesa di soffrire molto più degli altri”.

    Balzac descriveva così la tendenza umana a banalizzare le problematiche esterne, considerando solamente i propri disagi degni di essere affrontati e vissuti.

    Ansia e attacco di panico rappresentano dimensioni attraverso  le quali viene esplicitata una richiesta di aiuto, di vicinanza e di supporto; grido di aiuto troppo profondo ed intimo per poterlo svalutare, sminuire e non considerare seriamente!

    Come poter imparare a decodificare i messaggi che la persona ansiosa invia quotidianamente?

    Come interpretare l’espressione di un mondo emotivo?

    La comprensione, la vicinanza, il silenzio, la pazienza e l’accettazione rappresentano le coordinate indispensabili per poter avventurarsi nel meraviglioso viaggio della relazione con l’altro, liberandoti dell’onnipotente aspettativa di poter essere responsabile della malattia o della guarigione di chi ti circonda.

    Il Cambiamento è Sempre Possibile!

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